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La tavola da snowboard

Della struttura interna della tavola da snowboard esistono innumerevoli materiali e tecnologie.
L'anima della tavola, la parte più interna, può essere costituita da legno o materiali sintetici. Quest'ultime si possono distinguere in 2 categorie:

La soletta è il lato della tavola a contatto con la neve ed è formato da materiali flessibili e relativamente morbidi come il p-tex. Viene ricoperta da uno sottile strato di sciolina per garantire l'aderenza col manto nevoso. Questa può essere sinterizzata o estrusa (vedi il capitolo della manutenzione "Il p-tex").
Le lamine sono le due parti che permettono di curvare, fermarsi e mantenere la direzione. Più sono affilate e meglio rispondono al comportamento della tavola. La raggiatura delle lamine determina l'ampiezza della curva (Sidecut Depth o sciancratura).
Con gli anni la tecnologia ha portato a sperimentare nuove forme, come il Magnetraction che presenta lamine ondulate a 7 gobbe.
Nonostante le caratteristiche strutturali, le dimensioni della tavola variano a seconda dell'individuo. Per definire tali dimensioni bisogna ricorrere ad alcuni accorgimenti:

Dalla disciplina che si pratica dipende anche la forma della tavola. Due categorie:

Anche la forma del profilo non è da sottovalutare. Tradizionalmente appoggiando una tavola per terra, il centro di questa resta leggermente sollevato, prendendo appunto il nome di ponte o camber tradizionale. Gli ultimi sviluppi su questo campo hanno portato 2 nuovi tipi di camber: ponte rovesciato, dove il nose ed il tail risultano entrambi sollevati; e il camber zero, dove la tavola si presenta completamente piatta (entrambi ideati da Burton). Quest'ultimo tipo viene impiegato perlopiù nelle discipline freestyle, mentre il ponte rovesciato è più adatto per il freeride e la neve fresca. Altri sviluppi hanno portato altre forme della tavola, non solo nel senso della lunghezza, ma anche nel senso della larghezza. Il più importante è il TBT della Bataleon che all'altezza degli attacchi le lamine risultano sollevate.

Il set back

Tutte le tavole sono predisposte per il montaggio degli attacchi, ma non sempre il centro tra i due attacchi corrisponde al centro della tavola. Questo è il setback: in una tavola prendendo in esame la distanza tra l'attacco e l'estremità più vicina e sottraendola all'altra misura si ottiene il set back.
Ogni tavola ha il suo: può variare da zero per le tavole twin tip ed arrivare a qualche centimetro per le tavole direzionali, in tutti i casi la punta è più lunga della coda.
La casa costruttrice dichiara sempre la misura di setback, però non sempre questa corrisponde alla misurazione reale perché è probabile che questo sia stato misurato tra una fase di lavorazione e l'altra.
Per il montaggio degli attacchi fare sempre riferimento ai segni presenti sulla tavola: la tavola è stata disegnata per avere gli attacchi montati in quella posizione, se si dovesse allargare o stringere il passo bisognerà spostare gli attacchi in egual misura centrati ai due segni.

Il flex

Non meno importante è il flex: ogni componente dell'attrezzatura, tavola, attacchi o scarponi che sia, è soggetto a sollecitazioni e torsioni. La rigidità dei materiali usati determina il grado di flex.
Misurato su una scala da 1 a 10 il numero più alto indica maggior rigidità, quindi più resistenza alla torsione.







Passione per la montagna



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